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I culti orientali
L'importanza
dei culti orientali non deve stupire in un porto cosmopolita come
era Ostia.
Il primo fu quello della dea frigia
Cibele, la Magna Mater. Il santuario, vicino alla Porta
Laurentina, lungo le mura, consiste in un campo di forma triangolare
con un tempietto in fondo. Vi è collegata la cappella di Attis nella
quale furono ritrovate molte statue e le scholae dei
cannofori e dei dendrofori, corporazioni che partecipavano con i
preti, chiamati Galli, alle cerimonie cruenti del mese di marzo in
onore di Attis.
Il culto della dea egizia Iside era
legato alle cerimonie di apertura del mare, il 5 marzo: i
navigium Isidis. Un piccolo santuario nel centro della città le
era dedicato. A Serapide erano consacrati un tempio e una cappella
nei quartieri lungo via della Foce.
Il
culto del dio persiano Mitra è presente ad Ostia dal 150 d.C. Si
conoscono ben diciotto mitrei. Lontani dalla strada, evocano la
grotta dove il dio era vissuto; sui lati, i podi dove i fedeli
si disponevano per consumare durante il pasto sacro l'animale
sacrificato sull'altare all'interno del santuario. Un rilievo o una
statua rappresentano il sacrificio del toro per opera di Mitra; gli
elementi simbolici del culto sono evocati da affreschi o mosaici.
Particolarmente interessanti sono il mitreo delle Sette Sfere, con
la rappresentazione dei geni Cautes e Cautopates, quello di
Felicissimus, i cui mosaici illustrano le sette fasi
dell'iniziazione, e quello delle Terme del Mitra, il più suggestivo,
allestito nei sotterranei delle terme, con la belle statua di Mitra
tauroctono scolpita da un artista greco. |